Lombardia Vs Puglia

“And the children go to summer camp and then to the University
Where they are put in boxes and they come out all the same”.

La prima volta che ascoltai “Little Boxes” di Malvina Reynolds piansi. Fu un mio amico musicista a farmela ascoltare. È una canzone che contiene delle invitte verità. Sono circondato da piccole scatole… vuote! La vacuità regna sovrana: i social sono pieni di depensanti e non pensanti, le cloache si sono svuotate. È questa la più grande maledizione dei nostri tempi.

Parlare con Alessandro è sempre un piacere.
Non puoi immaginare quale sarà la sua sagace risposta ma sai già che probabilmente ti spiazzerà, riderai di buon gusto e rifletterai sui grandi temi esistenziali.

Com’è possibile, nell’era di Internet, riuscire a parlare di grandi temi con la tua sensibilità?
La mia sensibilità, se così si può dire, va di pari passo con la mia capacità di passare dal serio al faceto fino ad arrivare volutamente al grottesco, alla comicità dissacrante, passando per la metafisica. Sono sensibile perché non ho paura di illuminare gli eserciti dei dormienti, per citare Eraclito, e illumino i dormienti perché sono sensibile. Sicuramente non le mando a dire. Penso che la vera differenza la facciano la conoscenza e l’uso attento, chirurgico, della parola. Io non parlo, non scrivo di ciò che non conosco perfettamente. Taccio quando non so ma quando parlo con cognizione di causa non ammetto contraddittori con la plebaglia… culturale ça va sans dire. Non sono omertoso e dunque non ho paura di attirare le ire delle masse dei digitanti. Il passaggio dal pulpito alla gogna è breve. Per fortuna io non ho un pulpito, ma solo un mucchio di libri adibito a trono.
Milioni di visualizzazioni per la tua amica di penna. Ormai la conosciamo, potrebbe essere la ragazza accanto a noi in metropolitana o la donna che litiga alla cassa: come possiamo redimere queste figure?
Non so se siano effettivamente milioni, ma sono sicuramente tantissime. Le letterine alla mia amica bimbaminkia fanno il giro dei social. Questo mi inorgoglisce e al contempo mi lascia basito giacché le più grandi fan di queste missive sono proprio le bimbeminkia… naturalmente ignare della propria condizione patologica (ride n.d.r.). Ovviamente mi leggono anche tante mamme, che mi scrivono dicendo di adorarmi. Dubito che i messaggi e gli attacchi feroci tra le righe contenuti nelle mie lettere riusciranno a redimere qualcuno. Ma se qualche bimbaminkia dovesse evolversi, a mo’ di pokémon, mi farebbe piacere essere riconosciuto come L’Esculapio dei bimbiminkia.
Bimbaminkia, epiteto diretto e assai carico di significato: vogliamo sapere tutto. Qual è la tua fonte di ispirazione?
I bimbiminkia sono sempre esistiti. Le nuove tecnologie hanno fatto impennare il numero di questi giovani senza arte né parte, senza cultura, con scarsa educazione, con famiglie quasi assenti ma sempre pronte a difenderli e a concedere loro tanto libertinaggio morale. Oggigiorno ne vediamo tanti perché sono i primi a mettersi in vetrina nel cyberspazio. La mia fonte primaria di ispirazione è la rete, ma anche gli incontri del terzo, quarto, quinto tipo con persone che ho avuto il dispiacere di incrociare lungo il mio cammino. Ricordo una bimbaminkia conosciuta in Irlanda in occasione di una vacanza-studio: era tremenda, raccapricciante. Sono inoltre un attento osservatore e origlio con avidità le conversazioni dei teenager e dei miei coetanei all’interno dei locali. Non immagini quanto un aperitivo sui Navigli possa essere proficuo dal punto di vista informativo ed evocativo.
E soprattutto con “raccapriccio” penso: ma la tua protagonista riesce a leggere un post così lungo o viene distratta dal primo squillo del suo smartphone? Disturbi dell’attenzione/comprensione?
Il raccapriccio è onnipresente. “Che raccapriccio” è la chiusa di quasi tutti i miei post sui social. Come ti dicevo prima, le bimbeminkia sono le più grandi fan delle mie lettere e penso che le leggano a rate (ride, n.d.r.). Non riescono a non distrarsi, sono troppo prese dalle proprie vite super top.
Come viene percepita dai lettori questa tua amica di penna?
Tutti sanno bene che parlo di una triste realtà esistente, attuale. I miei lettori ridono perché individuano, riga dopo riga, una propria conoscente, una propria amica. Tutti, o quasi, pensano che gli altri e solo gli altri siano dei bimbiminkia. Penso sia difficilissimo riconoscersi in quei vizi e quelle abitudini e dunque ammettere di essere esattamente come la ragazza immaginaria a cui scrivo.
Quali sono i commenti che nel corso di questi mesi ti hanno più colpito da parte dei tuoi “follower”?
I miei follower sono principalmente donne tra i 16 e i 50 anni e ragazzini tra i 10 e i 14 anni. Ci sono ragazzini, che leggono quasi esclusivamente i miei post al vetriolo, le mie recensioni dei film e i miei articoli sulle novità in home-video, che mi scrivono di voler diventare come me. Poi ci sono donne che mi scrivono di attendere con trepidazione i miei post dissacranti perché “anti-depressione”. Sapere di riuscire a strappare un sorriso o di essere ammirato mi colpisce tanto.

Per chi non lo sapesse sei anche un appassionato di cucina. Ci porti nel tuo cucinino?
Volentieri! Il Cucinino di Alessandro Nicolì Cotugno nasce dalla mia passione per la cucina e dalla mia voglia di condividere ricette per le sciure che bazzicano sul web, per i pantofolai, per le mamme e i papà che vogliono mettersi a cucinare assieme ai propri bambini, per gente semplice, senza la puzza sotto il naso. Non insegno e non do lezioni, condivido e sperimento senza dimenticarmi delle tradizioni, delle ricette classiche, quelle di una volta. Sono sicuramente stufo della pasta di zucchero sulle torte che sanno di cartongesso e del culto della forma a discapito della sostanza. Evviva la crostata della nonna, magari con una forma un po’ scrausa ma saporita. Si dice ancora saporita? (ride, n.d.r.)

Domanda scontata, ma necessaria: piatto preferito e piatto iconico (il tuo cavallo di battaglia)?
La pasta alla carbonara è il non plus ultra dei piatti. Ma guai a chi la prepara con la pancetta! Quello iconico, il mio cavallo di battaglia è un piatto pugliese: orecchiette con le cime di rapa. Ma sono molto bravo anche a fare la focaccia di patate; le pettole; il piatto simbolo della mia adorata Manduria: pizzarieddi e orecchiette con sugo di polpette e brasciole; le rapacaule ‘nfucate tipiche del leccese. Non traduco ché altrimenti si perde la poesia e io detesto tutto ciò che è spoetizzante. Le rape, in ogni modo, sono per me un simbolo sacro, un po’ come il pesce nell’arte paleocristiana. Le rape sono il mio Ἰχθύς.

Progetti editoriali in cantiere?

Tanti. Scrivo senza sosta e ho nel cassetto un bel po’ di personaggi bislacchi. Spero di tornare presto nelle scuole e nelle librerie. Ora però scappo ché ho una focaccia barese da infornare e un casatiello da sfornare. A proposito, conosci una divinità in grado di donare ai formaggi potere drenante? Se sì, presentamela. La mia anima è disponibile, intonsa, absoluta, scevra da ingerenze dottrinali, libera in sé e per sé, pronta per il drenaggio convertitivo e la conversione drenante. Attendo nuncius alato. Che raccapriccio (ride, n.d.r.).

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Έτσι, δεν γνωρίζω ... "Io so di non sapere" ma grazie alle infinite risorse della Rete mi esercito ogni giorno per cercare di aggiungere un tassello in più al proscenio del mio scibile. In cosa sono laureata? Scienze filosofiche. Giornalista - Dalla raggiante Catania (Acicastello Informa) mi sono spostata a Roma dove lavoro come Account executive dell'azienda Lexmedia; sono web editor, fashion passionate e amante dei viaggi.

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