Il cinema secondo Roberto Benigni

 

Durante la “Festa del Cinema” di Roma sono state molte le occasioni di incontro con i grandi nomi del cinema, numerose le possibilità di approfondimento. Tuttavia, nonostante si avesse il possesso dell’ambito badge riservato alla stampa non si aveva un canale preferenziale per l’ingresso in sala (sia per le proiezioni che per gli incontri ravvicinati), questo ha comportato un malessere comune per gli addetti del settore che dovevano districarsi tra una seduta sulle scale e il no all’ingresso dopo un’ora di fila. Il mio auspicio è che l’anno venturo possa essere soggetto a migliorie, mi mordo ancora i gomiti per non essere riuscita ad entrare durante gli incontri ravvicinati e relative proiezioni con Tom Hanks, Meryl Streep e Viggo Mortensen.
Che dire? La Madza Hall ha salvato le première per centinaia di giornalisti!
Una lunga carrellata di anteprime, a breve nelle sale italiane, è stata apprezzata, criticata e recensita minuziosamente.
Dieci giorni di full immersion nel fantastico mondo del Cinema e la chiusura a firma di un grande genio italiano, Roberto Benigni.
Quando si prende parte ad un incontro di tale portata non si può che uscirne arricchiti.
Un viaggio nella dimensione cinematografica attraverso gli occhi del “piccolo diavolo”.
Il était une fois, formula tipica per raccontare questa fiaba. Dapprincipio era l’umiltà di una famiglia contadina toscana, genitrice di quella mente creativa che porterà sul Grande Schermo la Grande Storia e che attraverso sorrisi ed aneddoti nel corso degli anni porterà ad apprezzare l’amore per il bello declinato nelle varie forme dell’arte.
L’incontro con Fellini, il vento fresco che libera il mondo, segnerà profondamente il giovane Benigni che verrà definito dal maestro “leggero e lunare, che fa ridere e piangere, che ha il fascino dei personaggi delle fiabe”. Inevitabile il ricordo rivolto al collega e amico fraterno Massimo Troisi. Una parentesi su come nella vita si possa essere fortunati quando si incontrano persone con le quali si instaura da subito un feeling speciale. L’attore specifica come tra di loro fosse nata un’amicizia incondizionata, simile ad un rapporto amoroso. Metaforicamente il loro rapporto era paragonabile ad una parabola fatta di gioia, purezza, allegria e professionalità.
A noi orfani di questo grande talento, parafrasando una celeberrima pellicola, allegoria di questo rapporto amicale, citata più volte durante l’incontro, non ci resta che piangere…
Importante nella vita del premio Oscar è la figura del femmineo. Il primo film al cinema, visto con Bruna, Bettina, Anna, le sue sorelle maggiori, di nascosto: un colossal, visto al contrario Ben-Hur, dopo tutto i soldi per il biglietto non li avevano. Ilarità in sala quando Benigni ha rivelato che da piccolo, avendo visto questo film in un campo di grano “al contrario”, ovvero dalla parte posteriore dello schermo, rimase convinto per un bel po’ di tempo che il film fosse RUH NEB. In sala erano presenti anche Giorgio Cantarini, giovane protagonista della Vita è Bella e l’immancabile compagna di vita Nicoletta Braschi. Particolarmente emozionante anche l’elogio all’attrice che ha cambiato non solo la sua vita ma anche il mondo della commedia italiana degli anni novanta: «Incontrarla è stata una benedizione».

“Quando si ride ci si lascia andare, si è nudi, ci si scopre. Quando uno ride, vedi un po’ la sua anima. E poi quando si ride ci si muove, ci si scuote. Ci si scuote come un albero e si lascia per terra le cose che gli altri possono vedere e magari cogliere. Gli avari e coloro che non hanno niente da offrire, infatti, non ridono.”
ROBERTO BENIGNI

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Έτσι, δεν γνωρίζω ... "Io so di non sapere" ma grazie alle infinite risorse della Rete mi esercito ogni giorno per cercare di aggiungere un tassello in più al proscenio del mio scibile. In cosa sono laureata? Scienze filosofiche. Giornalista - Dalla raggiante Catania (Acicastello Informa) mi sono spostata a Roma dove lavoro come Account executive dell'azienda Lexmedia; sono web editor, fashion passionate e amante dei viaggi.

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