La Festa di Jovanotti: da Truffaut a Bud Spencer

 

La leggenda narra che per fare stare tranquilla una “baby me” e far lavorare mia madre serenamente, per cucire ci vuole dovizia di particolari e pazienza certosina, bastasse un metro per cucire posto ad un’altezza considerevole cosicché io provassi a prenderlo senza successo e la musica di Jovanotti. Stiamo parlando del 1989, la fine del decennio e l’inizio di una nuova era, e probabilmente i miei primi ricordi sono legati a canzoni del tipo Il capo della banda, Stasera voglio fare una festa e la mia moto, capite bene che se son venuta su così … la colpa è da attribuire a mia madre!
Tralasciando la non proprio velata ironia, nonostante questa induzione alla musica e l’effetto ipnotico-danzereccio che aveva nei miei confronti, trovo Lorenzo Cherubini una figura affascinante e carismatica come poche.
Nel corso del mio trentennio alle spalle solo due concerti e da ieri posso annoverare anche un incontro ravvicinato, una chiacchiera cinematografica, offerta dalla Festa del Cinema.
Il suo ingresso alla Sala Sinopoli è stato una trascinante festa improvvisata: un red carpet fatto di musica, salti, selfie, gioia, balli e baci.
Una volta preso posto in sala, il suo ingresso è stato accompagnato da scroscianti applausi degni di un concerto, soft per carità, da stadio.
Non riesce a stare fermo: toglie la giacca in pelle, rimette il cappello, allunga i piedi, si alza. É un vulcano antropomorfe.
Come per tutte le classifiche, fare una selezione, è sempre difficile, cosa che il cantautore ha placidamente specificato prima di iniziare a sgranare il suo rosario cinematografico.

Jovanotti - Gnoseologia della moda Ph. Paolo Licciardello
Jovanotti – Gnoseologia della moda Ph. Paolo Licciardello

Le quindici pellicole, alcune inaspettate, da lui scelte sono:
– The Blues Brothers (1980);
La febbre del sabato sera “Saturday Night Fever” (1977) Jovanotti descrive questo film come un’epifania musicale, l’incipit d’amore per la città che non dorme mai e l’affiancamento dell’importanza di conoscere le dinamiche della working class;
– Kill Bill (2003) Jovanotti afferma che Quentin Tarantino è uno dei suoi registi preferiti, quindi l’aver già accostato la sua preferenza verso il mio registra preferito gli regala un posto dritto dritto verso il paradiso dei cantanti. Le peculiarità che lo hanno colpito di questo film sono il ritmo, l’amore di una madre dietro la violenza visiva della fotografia, il richiamo alla mitologia e la sempre verde “potenza del fuoco”;
– I quattrocento colpi (Les Quatre Cents Coups) è un film del 1959 diretto da François Truffaut. Nel farne di tutti i colori troviamo un’identificazione speculare del giovane Lorenzo Cherubini con il protagonista, una sorta di empatia funzionale. Come dice Jovanotti: “Il buio del cinema è bello perché se piangi sei solo e lo si può mascherare con un colpo di tosse”;
– …altrimenti ci arrabbiamo! (1974) Jovanotti lo definisce “l’anticinema”, nega la dottrina del bravo registra ma l’energia trasmessa è tanta che risulta appagante. Le scene di distruzione presenti sono liberatorie e accattivanti;
– Stand by Me – Ricordo di un’estate (1986), tratto dal racconto The Body di Stephen King è stato scelto da Jovanotti per l’importanza della casualità del destino e del suo essere totalmente sfuggente e incoglibile;
– Yuppi du (1975) per Jovanotti Celentano è un precursore del marketing della comunicazione, la potenza dei manifesti riuscì a catalizzare l’attenzione verso questo film da Nord a Sud. In questa pellicola, la donna, tema caro anche al musicista, viene idealizzato tra erotismo, misticismo in un connubio inscindibile e che prosegue nel tempo. Inoltre, ha affermato che la cura del dettaglio da parte di Celentano è quasi maniacale e nulla viene lasciato al caso;
– One from the Heart (1982) identificato come il flop del regista Francis Ford Coppola è la declinazione dell’amore;
– Timbuktu (2014) un racconto contemporaneo sulla radicalizzazione e sulla necessità di scindere il radicalismo e l’integralismo dalla componente religiosa che il più delle volte è solo strumentale. Jovanotti racconta come l’equilibrio di questa comunità cambia e come lo abbia colpito in particolare la figura del rapper/integralista;
– La città incantata – 千と千尋の神隠し Sen to Chihiro no kamikakushi?, lett. “La sparizione causata dai kami di Sen e Chihiro” (2001) Jovanotti pone l’accento sul ruolo dei genitori e su come possano diventare imperfetti agli occhi dei figli durante la crescita, metafora dei maiali che grugniscono nel cartoon di Hayao Miyazaki;
– Io, Chiara e lo Scuro (1982) Jovanotti afferma di avere un senso di gratitudine nei confronti della poetica del cinema di Muti e un debole per il personaggio che si era inventato;
Andrej Rublëv (1966) Jovanotti ne apprezza la lunghezza e ironizza sul fatto che oggi persino un libro come “Guerra e Pace” per scelte editoriali sarebbe stato pubblicato in una versione ottimizzata. Egli definisce i film del regista russo Tarkovskij dei poemi per immagini;
– Taxi Driver (1972) un film fondato sul gioco di sguardi. Secondo Jovanotti è la figura maschile ad emanciparsi da lei, una parabola narrativa filmica inusuale. Lui è un ribelle e il suo linguaggio è, inevitabilmente, forte; (Voi lo sapevate che uno dei due cameraman, per intenderci quello che si occupava dei primi piani, durante il festival di Woodstock era un diciassettenne di nome Martin Scorsese?);
– Mad Max Fury Road (2015) di George Miller Jovanotti non disdegna il puro intrattenimento. Il quarto capitolo della serie Mad Max, interpretato da Tom Hardy e Charlize Theron, secondo il cantautore è “perfetto come una Ferrari” nella sua violenza, nel suo catalizzare l’attenzione davanti al maxi schermo;
– Amarcord (1973) Questa pellicola in bianco e nero è particolarmente cara a Lorenzo Cherubini. Il cantautore racconta come la canzone “Le tasche piene di sassi” sia nata da questa immagine rubata allo zio Teo attraverso un viaggio tra estetica della religione e meccanismi impuramente razionali. La presenza dell’irragionevole in una famiglia è un dono. Tutti abbiamo un potenziale di follia. Attraverso il suo racconto entriamo nelle dinamiche familiari della famiglia Cherubini, conosciamo la zia bambina e la beltà dell’imperfezione.

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Έτσι, δεν γνωρίζω ... "Io so di non sapere" ma grazie alle infinite risorse della Rete mi esercito ogni giorno per cercare di aggiungere un tassello in più al proscenio del mio scibile. In cosa sono laureata? Scienze filosofiche. Giornalista - Dalla raggiante Catania (Acicastello Informa) mi sono spostata a Roma dove lavoro come Account executive dell'azienda Lexmedia; sono web editor, fashion passionate e amante dei viaggi.

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