Il colorato mondo dell’informazione

L’Italia è un paese bipolare e i pilastri sui quali poggia sono ricchi di crepe.

Le professioni e le relative etichette oscillano, sono precarie ed in questo peregrinare di incertezze si manifesta quella che in qualsiasi discussione da bar viene titolata come “la lotta dei poveri”.

Ognuno cerca di stringere quel poco che ha ottenuto, professionalmente parlando, con le unghie e con i denti.

Si ha paura del nuovo e della possibilità di perdere quei pochi privilegi ottenuti.

La diatriba blogger/giornalisti non si affievolisce, nonostante le presunte ambiguità possano dipanarsi con una semplicità disarmante; è talmente semplice da sembrare impossibile.

Ritengo, infatti, che il nodo saliente di questo ostico modo di considerare il prossimo sia dovuto alla presunzione. Tracotanza da ambo le parti.

La qualità, nota profumata dei contenuti, è latente nell’era 2.0. Molti immodestamente fanno copia e incolla e assurgono alla vana gloria, sia giornalisti sia blogger.

Prima di battibeccarsi su chi debba sedersi in prima fila alle sfilate o debba piuttosto presenziare ad un evento bisogna operare una scrematura sulla base della “bravura” di chi ha una tastiera dinnanzi. Tutti abbiamo un computer, ma non tutti siamo capaci di riuscire nel mestiere più difficile: scrivere.

Ci sono molti bravi blogger e molti giornalisti che non sanno scrivere e viceversa.

Entrambe le categorie raccontano una storia. Il discrimen è il punto di vista.

Il giornalista deve offrire un racconto di fatti, per lo più oggettivo mentre il blogger può e deve godere della soggettività nella sua scrittura.

Semplificando un blogger potrà avere il lusso di dire che una cosa sia bella o brutta, un giornalista no.

La meta da raggiungere, ovvero “l’uniformità” delle due professioni, è ancora lontana e forse impossibile. Non è da sottovalutare la postilla della remunerazione.

Il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale.

I cittadini hanno il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli.

I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni. Se un giornalista dovesse indossare un capo regalato da un maison di alta moda quello potrebbe essere un chiaro conflitto d’interesse. Se ricevo un dono indirettamente sarò influenzato a parlare bene di quel prodotto.

Il giornalista è tenuto all’osservanza dei principi fissati dal Protocollo d’intesa sulla trasparenza dell’informazione e dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l’informazione pubblicitaria e deve mettere il pubblico nella condizione di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale.

I blogger invece sono liberi di ricevere regali, scriverne, indossarne e farsi pagare per un “redazionale-promozione”.

Molti miei coetanei vivono in quella che potremmo definire una terra di mezzo. Come la sottoscritta numerosi italiani, liberi professionisti, hanno l’iscrizione all’albo, scrivono per varie testate, hanno un blog e riescono a non influenzare negativamente i percorsi paralleli intrapresi. A volte c’è qualche rinuncia da fare, ma il mio mestiere è talmente bello che sorrido e non ho rimpianti; è il buon senso, come per qualsiasi mestiere, a fare la differenza. 

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Έτσι, δεν γνωρίζω ... "Io so di non sapere" ma grazie alle infinite risorse della Rete mi esercito ogni giorno per cercare di aggiungere un tassello in più al proscenio del mio scibile. In cosa sono laureata? Scienze filosofiche. Giornalista - Dalla raggiante Catania (Acicastello Informa) mi sono spostata a Roma dove lavoro come Account executive dell'azienda Lexmedia; sono web editor, fashion passionate e amante dei viaggi.

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