Quattro chiacchiere con l’ammaliatore: Alessandro Nicolì Cotugno

PH - Gianmarco De Pascalisi Alessandro Nicolì Cotugno con lo stilista Michele Gaudiomonte
PH – Gianmarco De Pascalis
Alessandro Nicolì Cotugno con lo stilista Michele Gaudiomonte

Lungo i percorsi lavorativi e personali si incontra molta gente.

Non tutti, però, riescono ad ammaliare e a destreggiarsi tra le auliche parole come Alessandro Nicolì Cotugno, scrittore ed esperto di moda, con il quale ho avuto il piacere di confrontarmi. Non voglio anticipare nulla, ne utilizzare troppe righe introduttive.

A voi il piacere della buona lettura e del bel pensiero.

  • Fin troppo spesso si pensa che l’alta moda sia retaggio delle grandi capitali. È giunta l’ora di sdoganare questo dogma?

L’alta moda sorge ovunque vi siano acre ingenium, lavoro manuale, irripetibilità, creatività, unicità. I grandi eventi resteranno appannaggio delle capitali della moda. Le Panatenee si celebravano in onore di Atena Poliade ad Atene… e solo ad Atene. Il genio può sorgere ovunque ma i grandi eventi stanno alle capitali della moda così come il Colosseo sta a Roma. È una questione di immanenza. Dunque, questo significa che le piccole e medie realtà devono investire in creatività e produzione in loco, e contestualmente rendersi capaci di proporsi all’attenzione dei grandi eventi che si tengono nelle capitali della moda.

  • La Puglia si veste di sogni patinati; sei nella giuria che avrà l’arduo compito di proclamare il migliore tra i giovani stilisti emergenti. Cosa consigli loro?

Fashion Puglia è una realtà meravigliosa. Ai giovani stilisti consiglio di vivere serenamente questo agone. Al di là dell’evento, consiglio loro di vedersi già come dei professionisti e pensare come tali. Il pensiero forgia le azioni e quest’ultime creano la realtà. All’interno della fucina dei loro sogni, tutti i giovani stilisti devono creare una corazza che consenta loro di affrontare le mareggiate e i tornadi che caratterizzano il mondo della moda… un vero e proprio mare magnum. Lo zelo, l’estro e un buon mecenate faranno il resto. I giovani hanno bisogno, oggi più che mai, di qualcuno che dia loro un aiuto concreto.

  • Come ti trovi in questo “difficile” ruolo?

Ultimamente va di moda dire di non volere o potere giudicare. Non giudicare è impossibile. In qualsiasi circostanza noi prendiamo posizione, decidiamo, e questo è già inevitabilmente giudicare. Non avere il coraggio di esternare le proprie preferenze è indice di pavidità (cosa che non mi appartiene), ma anche di incoerenza. Io penso che giudicare sia una delle mie migliori attitudini. Quello del giurato è dunque un ruolo che mi garba molto.

  • Secondo te, come il Sud può investire nel settore moda?

Il Sud ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di una presa di coscienza. È triste, biasimevole il fatto che la gente critichi i politici di turno e poi si rivolga loro per far vincere ai propri figli un concorso pubblico. Il Sud ha bisogno di detronizzare tutta la classe dirigente corrotta che è stata in grado di donare esclusivamente tagli alla cultura, inquinamento, involuzione e, naturalmente, di far proliferare la criminalità. Prima di aiutare il settore moda sono necessarie una presa di coscienza e una detronizzazione.

  • Ci racconti un aneddoto sulle tue vicende pregresse inerenti il fashion biz?

Nel luglio 2014 ero stato invitato ad un “cocktail party” presso la Boutique Moschino di Roma, in via del Babuino, per la presentazione della collezione Autunno/Inverno 2014-2015. Un mio carissimo amico, un socialite, mi aveva prestato una giacca completamente ricoperta di pietre placcate in oro. Una volta sceso dal taxi, una signora anziana in evidente stato di ubriachezza mi urlò contro “Ma chi te credi d’èsse? Il faraone?”(ride, n.d.r.). Quella giacca costa quanto un monolocale. Il mio amico l’ha poi indossata a New York, in occasione di un cocktail after dinner con Amanda Lepore.

  • Qual è lo stilista che pensi possa rappresentare meglio il tuo modo di essere?

Vivienne Westwood.

  • Progetti futuri?

Ho finito di scrivere un racconto fantastico per ragazzini. Ho intenzione di ripubblicare il mio racconto dal messaggio ambientalista “La farfalla delle anime belle”. Prenderò parte a un grosso progetto editoriale che ha a che fare con l’arte e la moda. Ma ci sono anche tanti altri progetti in fieri. Mi piacerebbe incidere una cover di “The Crumble Song” di Lorraine Bowen.

8) Nei tuoi discorsi, nei pensieri che posti sui social network vi è una costante compresenza del serio e del faceto. Perché?

Perché sento il bisogno, da sempre, di dissacrare il “sacro” ma anche ciò che, pur non essendo sacro, magari aspira alla “sfera sacrale”. La sacralità è sempre una mera argomentazione per la plebaglia. La dissacrazione, invece, sovente riesce ad assurgere al rango di dimostrazione. E la dimostrazione è erga omnes ma, soprattutto, per sempre. Io detesto le volgari manifestazioni di conoscenza ma amo denudare il mio scibile. Cerco di vivere secondo il Bonum, il Verum e il Pulchrum.

9) Cosa ti fa più paura e cosa desideri più ardentemente?

Temo più di ogni altra cosa il decadimento fisico, la degenerazione, il declino. A differenza degli intellettualoidi, non temo il giudizio dei decerebrati che pensano che una faccia incartapecorita e uno scibile degno di nota siano un binomio indissolubile. Ho conosciuto puttanoni con facce stirate e cervelli degni di proscinèsi. Desidero più di ogni altra cosa l’eternità. L’eternità di cui parla il Foscolo e al contempo quella che desidera una star del porno quando è all’apogeo della popolarità. Parlo della cristallizzazione di una condizione fisica… con psiche e conoscenza che seguitano ad ingigantirsi. Chi ha a cuore l’immortalità diviene infelice nel momento in cui prende coscienza della propria transeunticità. Per questa ragione sono raramente felice. Felici sono i rami di cui parla Keats nella sua meravigliosa “Ode on a Grecian Urn”. <Ah, happy, happy boughs! that cannot shed Your leaves, nor ever bid the Spring adieu>. Tutti dovremmo distenderci dinanzi alla lapide di Keats, proprio come fece Wilde. < “Beauty is truth, truth beauty,” -that is all Ye know on earth, and all ye need to know> . Un altro mio desiderio è quello di essere sepolto non molto distante da Keats (sorride, n.d.r.).

PH -Francesco Bianchi-Fotografo Alessandro Nicolì  Cotugno in giuria #PreciousFashionContest #FiveforPrecious con Łukasz Omiotek, Korlan Madi, Vanessa Pesolilla, Federica Lozzi, Enrico Palazzo, Nicolas Paccaloni e Emy Rice
PH -Francesco Bianchi-Fotografo
Alessandro Nicolì Cotugno in giuria #PreciousFashionContest #FiveforPrecious con Łukasz Omiotek, Korlan Madi, Vanessa Pesolilla, Federica Lozzi, Enrico Palazzo, Nicolas Paccaloni e Emy Rice
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Έτσι, δεν γνωρίζω ... "Io so di non sapere" ma grazie alle infinite risorse della Rete mi esercito ogni giorno per cercare di aggiungere un tassello in più al proscenio del mio scibile. In cosa sono laureata? Scienze filosofiche. Giornalista - Dalla raggiante Catania (Acicastello Informa) mi sono spostata a Roma dove lavoro come Account executive dell'azienda Lexmedia; sono web editor, fashion passionate e amante dei viaggi.

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