L’incanto degli abiti nel cinema

Si spengono le luci. La sala si ammutolisce. È in quel primo istante che si acquisisce la consapevolezza di esser curiosi, di avere delle aspettative su quello che si sta per vedere sul grande schermo. Il cinema esercita un fascino sempre nuovo, rinnovato. L’empatia è sicuramente l’arma segreta che viene accompagnata dalla tangibile volontà di traslare la propria vita in altri mondi paralleli.

In quelle ore si può essere qualcun altro, come quando si legge un libro. Le loro storie possono essere le nostre, i loro pensieri, le loro abitudini e perché no anche i loro abiti.

I costumi di scena sono le perle che caratterizzano questi grandi percorsi artistici. Oggi parleremo di quei vestiti che hanno scandito i momenti più fashion della settima arte. Un percorso che inizia da lontano ed abbraccia numerose opere attuali.

Marlene Dietrich è  la perfetta incarnazione dello stile Dior e nella pellicola in bianco e nero di Alfred Hitchcock, “Paura in Palcoscenico” del 1950, il dramma degli equivoci, la relega nell’Olimpo della perfezione.

Un film italiano dal sapore amaro con un cast di grandi nomi che narra l’Italia degli anni ’50. I sogni, le speranze, l’amore e i problemi economici di tre donne, tre sarte che lavorano vicino Piazza di Spagna. Puntuali come l’orologio di Trinità dei Monti andavano a pranzare sulle famose scale capitoline con i loro grembiuli celesti e la loro allegria intrecciando le loro storie con i volti abitudinari di quella Roma malinconica. Il film “Le ragazze di Piazza di Spagna” ha fatto la storia del cinema italiano con il suo disincanto, i suoi abiti quotidiani e la beltà di una giovanissima Lucia Bosé e di un carismatico e sempre bellissimo Marcello Mastroianni

Nonostante l’assenza di colori lo splendore degli abiti risplende nella pellicola del 1945, “Falbalas”, di Jacques Becker.

Fascino senza tempo: la donna è musa ispiratrice ieri, oggi e domani, nonostante i percorsi di vita differenti, le aspirazioni e gli incontri. Ognuno di noi ha sognato, ha pianto, ha riso guardando i grandi classici. Dalle “amiche” di Michelangelo Antonioni dove è possibile respirare tutta l’atmosfera della grandi case di moda italiane degli anni Cinquanta, eccellenze, oggi purtroppo svanite, alla sempre eterna e vivace “Pretty woman” di Garry Marshall con le sue boutique e  le frivole commesse con la puzza sotto il naso. Il lieto fine è il discrimen che accomuna le passerelle filmiche, lo stesso che si vorrebbe nella vita reale.

“Prêt-à-porter”, di Robert Altman e “Blow-Up” di Michelangelo Antonioni rappresentano un cinismo patinato alla quale tutti avrebbero voluto partecipare.

Ancora molti altri film si potrebbero annoverare tra i più iconici di sempre, ma è giusto stringere il cerchio poiché il rischio di cadere nella soggettività è dietro l’angolo. Chiosare con una ring composition diviene quasi atto dovuto. Il sapore della beltà di ieri, dell’eleganza rivive oggi anche grazie ad alcuni remake; i nostalgici affermeranno che non riescono a reggere il confronto con gli atavici protagonisti. Ma com’è che si dice? La miglior forma di adulazione è l’imitazione. In questo centellinare storia dei film, in maniera ovviamente incompiuta, chiudiamo il percorso citando i capolavori tratti dal romanzo di omonimo di Francis Scott Fitzgerald “Il grande Gatsby”, la versione del 1974 a cura di Jack Calyton con Robert Redford e Mia Farrow e l’adattamento pop di Baz Luhrmann con Leonardo Di Caprio (sublime!) e Carey Mulligan. Entrambi i film sono bellissimi come gli abiti che rappresentano in pieno il lusso, il folgore e la frenesia degli anni ’20.

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La versione più recente è stata molto brandizzata, è questa le peculiarità che differenzia la versione precedente. Mentre prima l’eccellenza era sinonimo di élite, doveva essere scovata, oggi è enfatizzata, promossa e condivisa. Miu Miu, Prada, Tiffany & Co, Brooks Brothers, Fogal of Switzerland, Moët & Chandon sono stati protagonisti indiscussi del film creando in parallelo delle limited edition e degli eventi a tema. Il glamour offre una patina dorata ai film come un packaging esclusivo ai regali inaspettati.

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Έτσι, δεν γνωρίζω ... "Io so di non sapere" ma grazie alle infinite risorse della Rete mi esercito ogni giorno per cercare di aggiungere un tassello in più al proscenio del mio scibile. In cosa sono laureata? Scienze filosofiche. Giornalista - Dalla raggiante Catania (Acicastello Informa) mi sono spostata a Roma dove lavoro come Account executive dell'azienda Lexmedia; sono web editor, fashion passionate e amante dei viaggi.

3 thoughts on “L’incanto degli abiti nel cinema

  1. Ho visto “Il grande Gatsby” con Leonardo Di Caprio giusto un paio di giorni fa. Mi è piaciuto molto! Devo ammettere che le donne di una volta avevano un fascino particolare e inarrivabile…

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